martedì 11 febbraio 2014

Dea madre.

Madre terra è come un vasaio che imperterrito costruisce vasi, ognuno con una forma diversa, lei è generosa e mette un incredibile fantasia nel suo lavoro!
Li accosta amorevolmente a terra, ma man mano che lo spazio si riempie questi cadono, rotolano, tra di loro si scontrano e a volte si spezzano si incrinano... Il cielo è piovoso, e le gocce poco per volta riempiono le argille nelle loro molteplici forme... 
I vasi sani e perfetti si riempiono fino all'orlo l'incedere delle gocce, per loro è un rilassante fruscio...
I vasi rotti e incrinati, si riempiono fino a dove le ferite della vita glielo permettono...
Ma hanno una specialità, le gocce li fanno suonare ognuno con una intonazione diversa, sono loro la musica del mondo!
I vasi che emettono suoni sono divisi in due categorie, quelli armonici e intonati (sono gli artisti) e quelli disarmonici sono i pazzi, le persone che soffrono e fanno soffrire... Il suono dei vasi armonici può recuperare e intonarsi con le disarmonie, forse anche fino a recuperarle, dandogli un ruolo nella grande musica del mondo!
Credo che alla Dea Madre, piaccia molto questa melodia...
Non smette mai di fare vasi!!!


©Daniele Del Rosso


L'ultimo uffizio.

Nella penombra di torce
odori insopportabili e pungenti
provocano dolore, tormento.

Lui si muove tra figure chine,
fiaccate dal pietoso lavoro.

L'ultimo uffizio.
Per chi ha lasciato la vita,
per chi ha intrapreso il viaggio.

Culle di pietra,
accolgono feti già vissuti.

Gusci, trasportati dalla corrente,
verso l'altra sponda.


©Daniele Del Rosso

Il giardino dell'anima.

Nel giardino dell'Anima ci sono tre laghetti.

Il primo si chiama "Figlio", sul suo specchio piante acquatiche con grossi fiori bianchi.
Nelle sue acque, embrioni di creature dalle molteplici forme, nessuna ancora dichiarata.
Le idee, la forza che troviamo nel credere alle cose che non sono ancora, tutto nasce da qui.

Il secondo si chiama "Padre", alte piante tutto attorno nascondono la luce,
ombre e fiere feroci qui segnano il loro territorio,
da qui esse bevono le acque che donano orgoglio e coraggio.

Il terzo, tra profumi di fiori e ronzanti api, si chiama "Madre".
Qui nessuno segna un territorio, ne rivendica una proprietà.
Le sue acque donano giovinezza, speranza di vita e candido affetto.
Sulle sue rive, una natura vivace, farfalle di tutti i colori e forme danzano tra di loro, sospese dal vento.

© Daniele Del Rosso

Angeli caduti.

Nella luce accecante,
ti volti a guardarmi.

La tua presenza,
mi protegge,
fa schermo alla luce incandescente e violenta.

Il calore emana dai fianchi,
paesaggi d'immana violenza,
apocalisse di metallo fuso.

Nell'ombra abbassi la testa,
corpo di luce con ali dorate,
corpo umano che discioglie in porpora.

Precipizio assordante,
sarcofaghi incandescenti,
tra nuvole eterne e immobili.

Esplosioni di tuono,
meteore di frammenti divini,
rafreddati in ghiacciai innevati.


© Daniele Del Rosso

La guerra.

Giganti guerrieri, 
guardano il volto di Dio, 
senza trovare risposte.

Nei loro occhi,
l'urlo sordo d'un muto
che si è perso nella Notte.  


© Daniele Del Rosso

mercoledì 5 giugno 2013

Come figli dei giganti percorriamo grandi distanze


Un attimo fa, 
cavalcavo il tempo 
nelle sabbie d’un sogno.

Ero in una antica casa, 
nell'ombra della notte cercavo.
Sapevo di un "Fantasma" che ad una certa ora si mostrava agli ospiti.

Cercavo trai vetri di finestre rotte, 
una porta, 
una botola, 
per capire da dove passasse.

Per riposare un attimo, 
mi sono affacciato alla finestra, 
fuori c'era fresco e potevo ascoltare voci lontane.

Ad un tratto mi sento chiamare!
Ma la voce non è nel sogno, 

viene dal "Rifugio", 
sei entrata ora con Te un piccolo cucciolo di leone.

Apro gli occhi e ancora sognando, sono nell'ombra della vecchia casa,
per un attimo sono io il "Fantasma".

Lentamente, come fumo di fiamma, 

il sogno si dissolve,
il "Sole che brilla" ne ha allontanato l’ombra.


©Daniele Del Rosso

domenica 26 maggio 2013

Come la morte

Ho visto un fuoco spegnersi, 
era di brace e legna accesa, 
ma il freddo se ne è nutrito, 
come un'ombra ha portato via la luce e il calore. 

La Notte e l'Inverno 
amano la vita e la stringono fino a soffocarla. 

La Notte e l'Inverno 
amano come sa amare la Morte.


©Daniele Del Rosso